Storia del gioco
Il gioco è una parola che si inserisce, volenti o nolenti nella vita di ognuno di noi. Spesso si usa la frase fatta: "la via è un gioco"? Bene, siamo sulla via giusta.
Gioco etimologicamente vuol dire burla, scherzo ma noi lo usiamo (correttamente) per definire lo svago, soprattutto dei bimbi. Poi non ci fermiamo più, quello del lotto è un gioco, quello del calcio è un gioco, la tombola è un gioco. Giochi di società, giochi olimpici, giochi d'amore, giochi di carte, giochi pericolosi, giochi educativi, giochi matematici. Parola usata in senso compiuto in tante frasi: "stai giocando con me? giochiamo a tennis domani? non giocare con i miei sentimenti!
Fatta nostra la premessa possiamo tranquillamente passare ad una delle attività preferite dall'essere umano (checché se ne dica) che è una delle applicazioni più frequenti del concetto "gioco" anche se meno totalizzante sull'argomento in questione di quello che può sembrare.
Queste sottostanti sono le origini di molti giochi che noi tutti conosciamo
Gioco del calcio
Storia greca/romana di gioco del calcio
Forse il più vicini riguardante il gioco del calcio moderno sono i giochi che sono stati costituiti dai Greci durante la perfezione della loro coltura. Hanno avuti varietà numerose di giochi di stile di gioco del calcio, alcuni di cui hanno richiesto le mani, alcuni di cui hanno proibito alle mani.
Alla fine, dopo la conquista romana della Grecia, il gioco Harpastum è da che cosa il gioco del calcio moderno sarebbe basato. Questo gioco, probabilmente una versione modificata “del Harpaston„ del Greco, che traduce approssimativamente a handball. Mentre grossolanamente misnamed, questo gioco è che cosa è considerato come uno dei precursori al gioco del calcio moderno.
Storia delle carte da gioco
Le carte da gioco rappresentano uno dei capitoli più affascinanti della storia del folclore in Europa. Alcuni storici suppongono che siano giunte in Europa nel corso del Medioevo in seguito ai rapporti commerciali con gli Arabi, I documenti più antichi risalgono alla fine del Trecento e consistono in imposizioni fiscali e limitazioni di vario tipo rivolte ai giocatori dei vari governi locali. Nel Quattrocento le carte da gioco conobbero una diffusine notevole grazie alla nascita della stampa. Ma mentre i popolani giocavano con le carte rozze e mal disegnate, i principi utilizzavano carte realizzate da grandi artisti con tecniche raffinatissime e materiali pregiati: oro, argento, tempere e lacche oppure, più semplicemente ma con eguale perizia, con finissimi intagli xilografici. Oggi queste opere d’arte sono conservate in importanti musei come il Louvre di Parigi, il Metropolitan di New York, il Correr di Venezia, l’Albertina di Vienna; le carte popolari, invece, a causa dell’infima qualità del materiale di cui erano composte, sono quasi completamente sparite. Dagli esempi rimasti sappiamo che nel Rinascimento le immagini delle carte da gioco erano estremamente varie: scene di corte o di caccia, animali fantastici, florilegi e immagini mitologiche erano i repertori preferiti dai fabbricanti. Sul finire del Cinquecento, però, la produzione andò assestandosi su due modelli fondamentali: in Italia, Spagna e Francia prevalsero le carte a semi italiani (coppe, spade, denari e bastoni), mentre in Germania furono maggiormente diffusi i semi tedeschi (foglie, ghiande, campanelli e cuori). Agli inizi del Seicento comparvero le carte a semi francesi (cuori, quadri, fiori e picche) che ben presto monopolizzarono i mercati del Nord – Europa. Tra il Cinque – Settecento cominciarono ad apparire i primi manuali che fissavano le regole dei vari giochi, fino ad allora piuttosto vaghe e mutevoli da una regione all’altra. Contemporaneamente le limitazioni contro i giochi d’azzardo si fecero più pesanti, perciò gli stampatori, alla ricerca di nuovi spazi di mercato, puntarono sulla produzione di carte educative: giochi geografici, stemmi araldici, scene bibliche e storiche, personaggi storici e mitologici, etc. Sul finire del Settecento, poi, in seguito alla rinascita della moda occultistica, cominciò a svilupparsi una vasta produzione di giochi cartomantici; tendenza che si sviluppò enormemente nel corso dell’Ottocento e che riscuote ancor oggi un notevole successo. Agli inizi del Novecento, il successo delle avanguardie artistiche spinse i fabbricanti di carte da gioco a commissionare a pittori e illustratori famosi i disegni per nuovi mazzi. Nello stesso periodo diverse aziende scoprirono l’utilità di sfruttare le carte da gioco come veicolo pubblicitario; nacque così una nuova tendenza che in poco fece aumentare enormemente la produzione di nuovi mazzi.
Storia del gioco con le biglie
Antropologi ed archeologi ci assicurano che qualcosa di simile all'odierno gioco delle biglie era praticato già nell'antico Egitto e in altre antiche civiltà. Se non ci è dato conoscere quando sia stata fabbricata la prima biglia propriamente detta, appare evidente l'antico utilizzo di sassolini, noccioli di pesche o albicocche, fave secche, noci od altro per scopi inerenti a vicende che possono essere in qualche modo riunite sotto il comune denominatore del termine "gioco".
Gli aspetti etnologici della storia delle biglie sono molto ampi ed interessanti, ma noi dell'accademia della sabbia, in questa pagina tratteremo specificatamente delle cosiddette: Biglie da spiaggia.
La storia del gioco delle biglie da spiaggia è relativamente recente ed è strettamente collegata alla storia del turismo balneare.
Essa nasce infatti agli inizi del secolo scorso ed ha avuto il suo specifico boom negli anni '60 con l'esplosione del turismo balneare di massa.
In questo periodo ha fatto la sua comparsa ciò che in questo settore ha rappresentato un'autentica innovazione tecnologica: la biglia di plastica.
Le caratteristiche di peso e resistenza e bassissimo costo della biglia di plastica hanno fatto si che si adattasse benissimo al gioco in spiaggia.
Tuttora la biglia di plastica è di gran lunga la più usata sulle piste di sabbia e non sembra per ora esserci un materiale concorrente.
Se c'è una disputa invece è su quali siano le dimensioni ed il peso ottimali che la biglia dovrebbe avere.
Gli anni '80 e '90 hanno visto una vera e propria crisi di questo gioco e vedere qualcuno intento a costruire una pista o chinato in qualche strana posizione per colpire la biglia è diventato un'autentica rarità.
Sociologia a parte, il risultato è che oggi sono rimasti davvero in pochi a praticare questo gioco che nel suo piccolo ha scritto una delle pagine più simpatiche della storia del turismo balneare.
Giochi degli antichi romani
Gli antichi romani erano grandi giocatori, sian dall' infanzia veniva dedicato molto tempo alll' attività ludica . E' il caso del gioco dei dadi ( che avevano regole simili a quelle nostre), il gioco degli astragali, fatto con ossicini del piede (astragali) di animali come pecore o capre, che erano molto simili ai dadi anche se potevano essere utilizzate meno facce in quanto erano di forma stretta e lunga.
Altri giochi praticati erano: quello del "pari e dispari" con cui un giocatore teneva chiuso nelle mani un determinato numero di sassolini e l'altro doveva indovinare se erano di numero pari o dispari; quello del capita et navia, il nostro testa o croce con cui si doveva indovinare se la moneta cadeva dalla parte della testa o della nave; i giochi con le noci, che erano più giochi di abilità che di fortuna, nei quali venivano fatti dei cumoli formati da tre noci come base e una sopra, si doveva cercare di colpire il cumolo lanciando una quinta noce da una certa distanza (come il nostro gioco del tiro al barattolo), chi colpiva il cumolo vinceva le noci che aveva abbattuto; altra variente era quella lanciare alcune noci e cercare di fare canestro in un vaso dal collo stretto.
I Giochi d'azzardo veri e propri erano per lo più rappresentati da combattimenti fra animali. La legge romana era molto severa con i giochi d'azzardo, infatti, questi erano proibiti, ma con una piccola deroga durante i Saturnalia ( le feste romane di tipo carnevalesco), e i debiti di gioco non erano riconosciuti e se il gicatore debitore aveva già pagato poteva richiedere giudizialmente quanto aveva dato al giocatore creditore ( la nostra legge non prevede la restituzione di quanto spontaneamente pagato dal debitore al gioco.).
Altri giochi, come il filotto, erano praticati su rudimentali scacchiere ( spesso incise su pavimenti o sui gradini dei fori cittadini), c'era anche una versione primitiva del nostro gioco della dama e degli scacchi, chiamato ludus latrunculorum, il gioco dei soldati (mercenari), in cui le pedine venivano mosse come se si trattassero di un esercito durante una battaglia.
Infine il gioco della palla, anche questo era praticato da persone di tutte le età. La palla era riempita di vari materiali: piume, stoffa, sabbia, oppure anche gonfiata ad aria.
Sin dalla prima infanzia, per i bambini romani il gioco era considerato un diritto e anche una forma di attività formativa prima dell'inizio dell'avventura scolastica. Gran parte delle attività ludiche dei bambini era improntata sull'imitazione delle imprese dei grandi e nei giochi di gruppo questo dava spazio all'inventiva dei piccoli, i quali si improvvisavano attori e mettevano in scena vere e proprie parate militari ( infatti la preferenza era data all'imitazione di gesta belliche ) nelle quali ognuno interpretava un personaggio dal grande imperatore al soldato semplice.
I ragazzini delle classi sociali più basse si divertivano con giocattoli costrutiti in materiali vari; come il legno, modellato in modo da farlo diventare una barca, un animale, un carrettino; oppure modellando il fango ed essiccandolo; sempre con il fango i bambini costruivano capanne o fortezze militari, proprio come fanno tutt'oggi i loro coetanei costruendo castelli di sabbia sulle nostre spiagge.
I ragazzi delle classi più elevate disponevano invece di veri e propri giocattoli commissionati dai loro genitori a esperti artigiani; come i cerchi (orbis, trochus) da far correre con la bacchetta (clavis), trottole (turbo), carrettini a forma di animale con ruote, bambole (pupae) ecc. Uno dei giocattoli più diffusi era il carrettino, una biga in miniatura , che poteva essere: piccola, che veniva legata ad animali di piccole dimensioni (molto spesso i trascinatori erano dei malcapitati topi che per lo spavento trascinavano il carrettino dando luogo ad una vera e propria corsa di bighe impazzite ) oppure grande, in modo tale che il bambino potesse guidarla lui stesso e di solito era trascinata da una pecora, una capra, un cane e alcune volte da un'altro amico che si prestava a fare le veci del cavallo. Altri giochi, di origine greca, erano: l'altalena, l'aquilone, acchiappino e mosca cieca.
Come i maschi, si è detto che imitavano le gesta dei loro colleghi adulti dello stesso sesso, le femmine logicamente giocavano ad imitare la figura materna, e lo facevano di solito con il classico giocattolo che ha caratterizzato e caratterizzerà per sempre il gioco delle bambine di ogni tempo ed età: le bambole (pupae). A noi sono giunti molti esemplari trovati nelle tombe di ragazze morte ancora in giovane età; alcune erano bambole con arti snodabili e fornite di vestiti e mobili per la casa proprio come alcune bambole moderne.